L'insegnamento ermeneutico delle lingue straniere
Di che cosa si tratta?
L'insegnamento ermeneutico delle lingue straniere, proposto da Hans Hunfeld, è una risposta ai mutamenti della realtà europea caratterizzata dall'assenza di confini, da contesti plurilingui, da molteplicità culturali e dal contatto fra le diversità. L'approccio ermeneutico presuppone: 1) una nuova ottica per valutare la diversità linguistica e culturale ( la normalità dell'estraneo), 2) una maggiore consapevolezza dei limiti del comprendere ( ermeneutica scettica), 3) l'acquisizione di competenze linguistiche accompagnate però da un nuovo atteggiamento di tolleranza verso la diversità e l'alterità (insegnamento come disciplina del comprendere). In questi termini si discosta chiaramente dai principi basilari tradizionali su cui si fonda l'attuale insegnamento delle lingue straniere.
Su quali principi didattici si basa?
Le naturali differenze fra i discenti non sono viste come un ostacolo ma costituiscono il motore del processo di apprendimento: le diverse conoscenze pregresse degli alunni, stimolate da adeguati impulsi, diventano espressione linguistica, guidano la progressione a spirale dell'apprendimento collettivo. La ricchezza e varietà dei materiali stimolano e favoriscono l'incremento delle diverse competenze. L'insegnamento delle lingue straniere non è più inteso come attività propedeutica alla comunicazione in lingua straniera ma è esso stesso comunicazione e "dialogo" teso alla comprensione. Si sviluppa nelle condizioni naturali in cui la lingua è parlata, fra equivoci, blocchi e difficoltà di comprensione. La diversità metodologica non è il risultato della tecnica di insegnamento, ma è una conseguenza naturale di questi principi didattici.
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